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Rapporto dall'Albania
Padre Ernesto Santucci è un gesuita che abbiamo avuto il privilegio di conoscere personalmente quando esercitava il suo ministero a Napoli. Non appena caduto il regime, padre Santucci fu mandato missionario in Albania. Di seguito vi proponiamo il lungo resoconto dell'ultimo anno di attività missionaria da lui svolto ad Arameras. Testo e immagini sono tratti integralmente dalla rivista "Gesuiti Missionari Italiani" del mese di febbraio 2002
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Ritornare in Albania, dopo tre anni di assenza, è stato un po' come rivedere vecchi amici e continuare un discorso interrotto. Dopo i primi mesi, trascorsi ad Arameras in coabitazione con il parroco precedente, ho potuto riprendere tutti i contatti e impostare il mio lavoro apostolico.
Una delle più grandi soddisfazioni è quella dei Battesimi, ai quali si arriva, specialmente se si tratta di adulti, dopo un lungo cammino di preparazione.
Durante la Veglia pasquale di quest'anno, gli adulti erano due: Augustin, ventitré anni, sposato e proveniente da una famiglia di tradizione cattolica, e Violeta, ventuno anni, di famiglia musulmana, ben convinta, determinata, salda sulle sue convinzioni.
Fortunatamente, i suoi genitori sono stati molto tolleranti, perché, in altri casi, anche se i giovani mostrano propensione ad abbracciare la fede cattolica, trovano, proprio nell'ambiente familiare, una proibizione netta e non sono capaci di andare contro
corrente, ribellandosi. Lo stesso avviene anche per i matrimoni: quasi tutti, infatti, sono decisi e stabiliti dai genitori.Ai giovani, specialmente se ragazze, non resta che chinare il capo e accettare.
Ultimamente, ho notato segni di insofferenza a tale modo di fare.
Un giovane, al quale il padre diceva di avere trovato una fidanzata, rispose che se la sarebbe cercata da solo, quando lo avesse ritenuto opportuno.
D'altra parte, nella catechesi come pure nei colloqui privati, insisto spesso su questo punto: non si tratta di smantellare la compattezza gerarchica della famiglia, ma è più che giusto, che decisioni importanti per la vita, siano prese da chi è direttamente
interessato. Ciò vale anche per i casi di vocazione religiosa o sacerdotale. Nelle stesse famiglie cattoliche c'è opposizione e chi nutre questo germe nel proprio cuore, se vuole farlo maturare, deve subire vere e proprie persecuzioni.
Quello di rafforzare e consolidare la fede è uno dei compiti più importanti, altrimenti si rischia di perpetuare un cattolicesimo più di forma che di sostanza. Il compito non è facile. Regolarizzare matrimoni è un altro punto importante. Si è quasi perso il concetto del Matrimonio sacramento. Ci si sposa civilmente, si fanno banchetti interminabili con musica e danze, ma poi si è restii a venire in chiesa per ricevere il sacramento del Matrimonio. Talvolta, si riesce a riunire varie coppie e celebrare Matrimoni comunitari.
Resta, però, per me sempre un cruccio vedere giovani sposi che fanno orecchi da mercante quando propongo loro di celebrare il Matrimonio religioso. Lo stesso avviene per il Battesimo dei bambini. Si pretende un Battesimo rapido e, quando accenno alla preparazione, tante persone non si fanno più vedere. Questa è la ragione per cui insisto molto per la preparazione alla Prima Comunione. È questa l'occasione per impartire una catechesi abbastanza completa e approfondita, che però tocca i genitori solo in superficie.
Quacosa si semina sempre.
Non bisogna scoraggiarsi, mai.
Un ragazzo cattolico mi diceva di aver chiesto a un suo compagno di scuola musulmano: "Parlami di qualche episodio della vita di Maometto".
L'amico gli rispose: "Che ne so!". E l'altro: "lo, della vita di Gesù ne conosco tanti; me li ha insegnati il mio prete!".
L'importante è essere comprensivi e disponibili con tutti. Questo la gente lo capisce e quando si instaura un vincolo di amicizia, allora l'albanese è disposto a darti tutto.
La mia casa è sempre aperta: offrire un caffè o anche un semplice bicchiere d'acqua implica delle risonanze, che non tardano poi a produrre frutti. Mi sono interessato a loro e ne ho dato prove concrete, realizzando opere che sono risultate di utilità per tutto il villaggio. A Larushk, la strada un chilometro di strada è stato reso praticabile. La ricompensa più bella sono state le parole di un uomo: "Finalmente, quest'inverno, i nostri figli potranno andare a scuola senza sprofondare nel fango!".
A Burizana, quando pioveva in abbondanza, un tratto di strada rimaneva ricoperto dalle acque e la via restava, a lungo, impraticabile. Ho fatto fare un lavoro alla grande, ponendo dei tubi di cemento del diametro di due metri. Ora quel tratto di strada è percorribile con ogni tempo e la gente lo chiama "il ponte del prete".
A Luz ho raccolto le preghiere della popolazione (cinquanta famiglie cattoliche) e ho contribuito all'installazione di un trasformatore per l'energia elettrica. Da un lumicino di luce siamo passati a far funzionare gli elettrodomestici! Ecco dove va il denaro dei miei benefattori! Spero siano contenti nel constatare che le loro offerte contribuiscono a migliorare il benessere di tante persone e di interi villaggi. Perciò dico: aiutatemi, non venite meno al vostro impegno! I vostri doni si trasformano in benedizioni che tante persone, a voi sconosciute, invocano e che a voi rendono.
È sempre meglio prevenire...
Accanto alla mia piccola dimora, il mio predecessore aveva costruito due garages, divenuti ricettacolo di rottami e di ... topi.
Credo di essere l'unico prete in Albania che non possiede un'auto: semplicemente non mi serve. Quando devo raggiungere un villaggio, trovo brave persone che mi era in pessime condizioni. Ho fatto scaricare decine e decine di camion di ghiaia e gli uomini si sono resi disponibili a spargerlo:offrono un passaggio sulle loro auto: dal
furgone sgangherato alla Mercedes.
Ho pensato perciò di utilizzare i garages, trasformandone uno
in un ampio locale per la catechesi, dotato di un videoregistratore, e l'altro in un'aula per lezioni di informatica e per la redazione di un giornalino, a sfondo catechistico, da divulgare
capillarmente tra le famiglie.
Nella zona, infatti, ce n'è bisogno, perché è molto intensa l'opera di varie sette, più o meno d'ispirazione cristiana, che alla lunga possono dare disturbo.
In chiesa, ho fatto eseguire un grande affresco, metri 4 x 2.50, raffigurante S. Chiara con l'Ostensorio in mano, che fa fuggire le truppe mercenarie all'assalto di Assisi e del convento di S. Damiano. Mons. Giovanni Bulaitis, Nunzio Apostolico in Albania lo ha benedetto in occasione della ricorrenza di S. Chiara, alla presenza di molti militari italiani della forza NATO, guidati dal Generale Cecconi. Anche i nostri giovani soldati sono oggetto del mio apostolato: vengono spesso a trovarci, si incomincia a parlare e si finisce con la confessione.
L'autore dell'affresco è Sokol Sinani, diplomato all'Accademia di Belle Arti di Tirana che, specializzato nella tecnica dell'affresco, ha lavorato anche negli Stati Uniti e in Grecia. Se qualcuno, in Italia, fosse interessato ad avvalersi della sua competenza, mi può contattare: lui ne sarebbe felice.
In attesa d'aiuto...
Ho cercato di tratteggiare un quadro di tutte le attività di quest'anno. Altre sono in attesa dell'aiuto degli amici italiani. Una principalmente mi sta a cuore ed è caldamente desiderata dall'Arcivescovo, Mons. Mirdita: costruire una casa per incontri, ritiri ed Esercizi spirituali. Proprio accanto alla mia abitazione, credo di avervene già parlato in passato, c'è un grande capannone di 450 mq., in mattoni e tetto in lamiera, durante il regime adibito ad officina per la riparazione dei trattori e delle macchine
agricole. Il proprietario sarebbe ben disposto a venderlo, anzi, precisa che lo vuole vendere alla Chiesa cattolica e chiede, su per giù, 51.646 Euro. Il tutto andrebbe poi ristrutturato e soprelevato di un piano per le camere.
L'importante è cominciare ad acquistarlo, poi i lavori si potranno fare, mano a mano che arriveranno i soldi. Ce la faremo? Sta a voi, benefattori, dare una risposta.
Io resto in attesa e affido quest'opera alle mani della Madonna.
Vi saluto uno per uno e vi ricordo nelle mie preghiere.
P. E. Santucci sj
Per aiutare P.Santucci potete versare le vostre offerte con un bollettino di ccp n° 72615008 intestato a : MAGIS ONLUS via degli Astalli, 16 ROMA indicando nella causale il riferimento -per P.Santucci - Albania - Vi ricordiamo che l'offerta è deducibile dalla dichiarazione dei redditi.
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